parentesi astratte che divagano in pensieri e parole di me stesso e paccy
DOPPIA IDENTITÀ. A volte mi sento come dentro un fumetto di supereroi. A distanza di tanti anni c’è ancora qualcuno che non sa che Paccy e Stefano Cortis sono la stessa persona, ovvero io. Eppure non vesto abiti differenti a seconda della situazione. E nemmeno entro dentro una cabina telefonica per poi rivelare i miei super poteri. Ma, esattamente come per Clark Kent e Superman, Bruce Wayne e Batman, Peter Parker e Spiderman, qualcuno è ancora convinto che il mio nome e il mio soprannome appartengano a identità differenti. La conferma è arrivata ieri notte, quando ho incontrato una vecchia amica in un chiosco del Poetto. Accanto a lei altre due ragazze. A quanto pare, dopo che me ne sono andato, una di queste ha esclamato: “Ogni volta che vedo Paccy mi ricorda troppo Stefano Cortis, sono troppo uguali...”. Purtroppo la mia amica le ha dovuto svelare il mio segreto: siamo la stessa persona!
NASTRO AZZURRO LIVE CONTEST. Siamo arrivati alla finale. Mercoledì si svolgerà l’ultima serata del “Nastro Azzurro Live Contest”, concorso musicale per band emergenti. Il tempo è volato dallo scorso gennaio, quando ho iniziato la seconda edizione di questo contest. Anche se è praticamente la quarta dato che nel 2004 e nel 2005 ne ho organizzato uno quasi identico ma con titolo diverso. www.nastroazzurrolivecontest.com
CAGLIARI DA DIMENTICARE. I miei alunni del corso di cinema nell’istituto tecnico per geometri Bacaredda hanno finalmente concluso un piccolo cortometraggio per partecipare al concorso “3 minuti di celebrità a Cagliari”, edizione 2009. Si chiama “Cagliari da dimenticare”. Ecco il link: http://www.youtube.com/watch?v=kbNEterzFVU.
EDITORI CIALTRONI. Mi sono rotto le scatole di tutti questi finti editori che per pubblicare libri di autori pieni di entusiasmo pretendono un contributo finanziario. Disprezzo tutti coloro che chiedono soldi per poter far arrivare un’opera letteraria in libreria. Stessa identica considerazione ho nei confronti di coloro che propongono come accordo con lo scrittore l’acquisto di un tot di copie. Non è così che funziona il mondo dell’editoria. Non sono editori: sono stampatori. Bisogna fare qualcosa per aprire gli occhi a tutti coloro che ci cascano. Non è bello giocare con i sogni e le ambizioni delle persone. Ho deciso di scendere in campo per combattere la guerra agli editori cialtroni.
FOTOGRAFI RISSOSI. Non ho nulla contro molti di loro. Solo che non stravedo per la maggior parte dei fotografi che oggi vanno in giro per le discoteche cagliaritane a catturare scatti dei presenti. Ho fatto anche io un lavoro simile nei lontani 2001 e 2002. Al tempo eravamo in pochi a presentarci con una macchina digitale all’ingresso dei locali. Poi ne è nato un boom clamoroso. Ma è stato motivato più dalla voglia di apparire che far apparire. In un sito cagliaritano dedicato allo svago dopo il tramonto erano infatti sempre più presenti le foto che ritraevano gli stessi fotografi, immortalati in decine di immagini dello stesso servizio. Poi sono nati i fotografi “scrocconi”: quelli che volevano fare foto tanto per entrare gratis in discoteca. Infine i “lovers”: quelli che usavano la macchina fotografica per provare a rimorchiare ragazze. Oggi la concorrenza è spietata. A tal punto che due di questi sono arrivati a picchiarsi. Lo testimonia un articolo dell’Unione Sarda, pubblicato oggi (sabato 25 aprile) in cui viene raccontato il singolare episodio. A quanto pare due giovani fotografi, uno di un sito dedicato al mondo della notte e l’altro di un blog, se la sono data di santa ragione durante un appuntamento in discoteca lo scorso giovedì notte. Complimenti a loro. L’episodio conferma la mia considerazione nei confronti della maggior parte di questi ridicoli personaggi della notte.
MISS GRAN TORINO. Ho sempre detestato le persone che chiacchierano al cinema. Ma raramente mi è capitato di invocare il loro silenzio mettendo l’indice davanti alla bocca o sussurrando piccoli “schhh”. In alternativa ho sempre provato a concentrarmi sullo schermo e disconnettermi dalla realtà circostante. Nemmeno stavolta ho espresso il mio dissenso nei confronti del fastidioso brusio dei maleducati vicino a me. Ma ciò che è successo ha dell’incredibile. Vado al cinema con due amici a vedere “Gran Torino”. Affianco a me si siede una coppia ben oltre la trentina, lei immediatamente alla mia destra. Il film non fa in tempo a cominciare che la donna già sta parlando. Per i primi dieci minuti di proiezione non si lascia sfuggire un commento a ogni immagine, con tanto di risatine. Faccio finta di niente e mi do un ultimatum in testa: “se non la smette entro i prossimi cinque minuti le chiedo se può fare silenzio”. Per fortuna il brusio si interrompe. Ma ho poco da cantare vittoria. Lei non ha smesso del tutto di chiacchierare: ha solo diminuito la frequenza con cui rifilare le sue battutine fuori luogo. Dopo un’ora e più di film ancora non sono intervenuto ma inizio a spazientirmi, così bisbiglio al mio amico alla mia sinistra “oh, non ce la faccio più, sta fisso parlando”. Lei mi sente e con fare minaccioso si rivolge a me: “scusa, c’è qualche problema?”. Immediata la mia risposta: “sì, potresti fare silenzio per favore?”. Lei incalza, a voce ancora più alta, farfugliando qualcosa come: “ma stai zitto, è dall’inizio che stai rompendo le scatole, idiota”. Mi viene da sorridere e non aggiungo altro, ma la mia espressione incredula e beffarda si riesce a riconoscere nonostante il buio della sala. La donna sembra averne ancora ma subito il suo compagno la blocca, le dice di lasciar perdere e stare zitta. Infine la invita a cambiare posto, facendole scalare poltroncina in quella vuota alla destra di lui. Lei lo ascolta e si alza inviperita, lanciandomi un “brutto idiota, ti rompo il culo”. Colto da un irresistibile brivido di ilarità mi sporgo leggermente in avanti e bisbiglio un provocatorio “eia” (dal sardo “sì”, come dire “contaci”). A quel punto lei ha ancora qualcosa da aggiunge: “finocchio”, inveisce. Sgrano gli occhi, sorrido, scuoto la testa e penso “ma ho sentito bene?”. Mi faccio una ragione di quanto quella donna fosse una rincoglionita e decido di concentrarmi nuovamente sul film. Sono preparato, però, a un seguito. Immagino che a fine proiezione la tizia sia capace di sfidarmi ancora. Invece non succede niente. All’uscita del cinema con i miei amici ci divertiamo a commentare quanta poca femminilità e maleducazione possano avere certe donne. E immaginiamo che se quella fosse stata un’ipotetica nostra fidanzata saremmo stati capaci di lasciarla all’istante. Forse il destino ci ha ascoltato. Probabilmente siamo riusciti a condizionarlo, con i nostri discorsi divertiti su quella sfigata. Il caso vuole che la coppia faccia in macchina, con lui al volante, la stessa strada facciamo noi per tornare verso casa mia, standoci dietro. Poi, una volta arrivati davanti al mio portone, passano oltre. Ma dopo un po’ vediamo l’auto del tipo tornare verso di noi e poi proseguire in senso opposto a prima. Questa volta lui è da solo. Che l’abbia lasciata sul serio? Di sicuro l’ha scaricata immediatamente a casa. Magari proprio perché si è accorto che non è il caso di perdere tempo dietro una tipa così. Grazie destino!
IL COMPUTER SUL LETTO. Non credo sia giusto chiamarla sfiga. Secondo me sono più vittima di una sindrome che potrei chiamare “American pie”. Qualche sera fa sono andato a salutare una ragazza straniera, in città per svolgere servizio di volontariato europeo, il giorno prima del suo ritorno in patria. Mentre sistemava la valigia, mi sono accomodato sul suo letto, dove c’era un computer portatile attraverso il quale stava ascoltando musica. Fingendo di frugare e scegliere le canzoni in archivio ho aperto un documento di testo per scriverle un messaggio. Un’operazione che ha occupato diverso tempo, dato che non volevo mi vedesse. Alla fine le ho scritto alcuni pensieri carini, su quanto mi avesse fatto piacere conoscerla. Ho salvato il file sul desktop, pensando che magari se ne sarebbe accorta al ritorno a casa. Ma poi è successo l’imprevedibile. Un’altra ragazza straniera è entrata in camera. “Posso riprendermi il pc?” ha chiesto. E davanti ai miei occhi scioccati se l’è portato via. Non credo che la mia sia sfiga. Però non riesco a capire come mai vivo continuamente episodi che sembrano essere usciti da una commedia americana.
ASSENZA. Per la prima volta dopo quattro anni ho mancato un mese. Non mi era mai capitato di rimanere tanto tempo senza scrivere un post in questo blog. E ho saltato tutto lo scorso febbraio. Ma non perché non avessi cose da dire. Anzi. Forse manca solo un po’ dell’entusiasmo iniziale, quando sapevo che queste pagine sarebbero state lette e commentate. Perché l’idea di avere uno spazio come questo in internet nasceva dal bisogno di confronto e condivisione di pensieri. Ora sapere che la maggior parte delle persone bada solo a Facebook un po’ mi scoraggia. Ma sono affezionato al mio blog. Prometto ai pochi miei lettori affezionati di aggiornarlo più spesso. E anche a me stesso. Soprattutto a me stesso.
SALINO, GRAZIE. Difficile rifiutare se la proposta riguarda il mondo del cinema. Per questo ho immediatamente deciso di abbracciare il progetto di Giovanni Onano, amico di vecchia data, sempre pieno di idee stravaganti e affascinanti. Per partecipare a un concorso milanese sul tema del sale da cucina il caro Gianni ha pensato di realizzare un corto dal titolo “SaliNo, grazie”. E di coinvolgermi nella produzione. Così, in una sera di dicembre, abbiamo allestito insieme il set a casa sua. C’è voluto poco per girarlo. Per montarlo, invece, ci siamo affidati alla mitica Francesca Adamu, “impiegata” dello “studio” di casa Iannelli. Il risultato è visibile online all’indirizzo: http://it.youtube.com/watch?v=aU326Y_TeNE&feature=channel_page

DONT’ STOP ME NOW. È ancora una volta la musica il motore capace di attivare l’energia del mio organismo. Carica una rotellina che non si ferma per ore, per giorni, per settimane. E chi se ne frega di tutto il resto: mi sento invincibile. Imbattibile contro stress e ansie di tutti i giorni. Sono come una canzone. Sono “Don’t stop me now” dei Queen, passata all’improvviso due notti fa al piccolo circolo cagliaritano Preep, teatro di mille avventure notturne. E ora la ascolto di continuo. La sento che vibra sulla mia pelle, come se mi avesse fatto un marchio in superficie. Uno stampo che si lascia ricordare con piacere. Un tatuaggio che arriva fino alle ossa. O forse solo un delirio del momento. Ma che figata di momento!